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Alexandra David-Néel


 

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Biografia approfondita di Alexandra David Neel

Anima gialla

Alexandra David Néel nasce il 24 ottobre 1868 a Parigi da Alexandrine Borgmans, cattolica di origine scandinava[1]

Alexandrine Borgmans

Louis David

e Louis David, socialista ostile a Napoleone, esiliato in Belgio dopo il colpo di Stato del 2 dicembre 1851. Sarà proprio in Belgio che Louis David incontrerà Alexandrine che diverrà sua moglie nel 1854. Profondamente credente, di ferrei principi religiosi, la madre di Alexandra aveva da sempre sperato nella nascita di un figlio maschio da destinare alla carriera ecclesiastica e la nascita di una figlia fu per lei una cocente delusione. Troppo diverse per comprendersi, Alexandra percepirà sempre in sua madre un incolmabile e doloroso senso di distacco, di non accettazione e mancherà sempre tra loro quell’ affettuosa complicità che, invece, a tratti, Alexandra avrà con il padre. Fervente idealista, utopico, Louis David era rientrato in Francia in seguito all’amnistia dichiarata da Napoleone III e si era stabilito a Parigi, dove nascerà Alexandra. La passione politica non lo aveva abbandonato e Louis David vedrà nella Comune di Parigi del 1871 l’ultima possibilità democratica offerta al popolo francese ma sarà ben presto costretto a ricredersi. Il bagno di sangue in cui la Comune terminerà segnerà anche lo spengersi definitivo di ogni suo ideale di una società equa e giusta. E’ probabilmente per mostrarle l’amara verità della storia e l’impossibilità della realizzazione di istanze positive che Louis David condurrà sua figlia Alexandra, il 21 maggio 1871, ad assistere all’esecuzione degli ultimi insorti comunardi ai piedi del muro del cimitero di Pere - Lachaise. Alexandra non ha allora che due anni eppure l’avvenimento lascerà in lei una forte traccia tanto che, ancora in una lettera del 1913, Alexandra ricorderà

“[…] di essere stata al muro dei Federali, dopo la fucilazione, mentre frettolosamente i cadaveri venivano ammucchiati nelle buche scavate a tale scopo. Una sorta di vaga visione mi resta. Avevo due anni a quell’epoca […] E’ stato mio padre che ha voluto che, se possibile, ne riportassi un ricordo impressionante della ferocità umana[2]

La mancanza di complicità e affetto da parte della madre e il carattere appassionato e idealista del padre si rifletteranno sulla giovane Alexandra conducendola, da una parte, a indurirsi assai precocemente, dall’altra a sviluppare un forte istinto di equità sociale nonché un profondo disgusto per la violenza. Accanto ai tratti caratteriali che le derivano dai suoi genitori Alexandra manifesta, fin da molto piccola, uno spiccatissimo gusto dell’avventura. Suo padre stesso dirà:

Mia figlia ha la pelle bianca ma la sua anima è gialla[3]

e Alexandra lo scriverà più volte:

Ho avuto la nostalgia dell’Asia prima ancora di esservi mai stata e dal primo giorno, sono ormai molti anni, che sono sbarcata in Indocina mi sono sentita a casa[4]

Ha solo tre anni quando partirà per il suo primo “viaggio”, un viaggio piccolo piccolo oltre il giardino della casa dei nonni paterni, a Touraine. Poco più grandicella, a cinque anni, Alexandra dimostra di avere gusti spiccatissimi. Ama la natura, gli alberi e sarà questo il motivo che la spingerà ad un’altra escursione autonoma, a Parigi, al Bois de Vincennes, attratta da quella natura che già ama profondamente, e che ritrova, talora fantasticamente rappresentata, nei libri del suo amatissimo Jules Verne, nelle cui pagine s’immerge con gioia ed entusiasmo per lunghe ore.

Nella casa dei miei genitori, bambina di sei anni, sprofondavo nella lettura dei racconti di viaggio di Jules Verne. Quegli eroi popolavano con le loro gesta i miei sogni infantili. La mia decisione era presa. Come loro, e meglio di loro, se possibile, avrei viaggiato”[5]

All’età di sei anni Alessandra si trasferisce con la famiglia a Ixelles, in Rue Faider, n. 105 e sarà qui, in questo luogo, oggi parte integrante di Bruxelles, che trascorrerà la giovinezza, prima in una rigida e austera scuola calvinista poi in un collegio cattolico. Sono anni amari, questi, per Alexandra, vissuti sotto il segno costante della solitudine e della lontananza dagli affetti familiari. I suoi genitori la vanno a trovare assai raramente in collegio e Alexandra sperimenta una solitudine che esalta in lei la naturale vocazione verso la spiritualità, già presente all’età di dodici anni quando discute appassionatamente, con una compagna di collegio, sulla Trinità e successivamente intorno ai 15 anni, quando già avrà fatto pratica di austerità e digiuni. La consapevolezza della sofferenza e la sua eliminazione le sembra il solo obiettivo veramente degno di importanza da raggiungere nella vita[6] e, per raggiungere questo che sarà l’obiettivo della sua esistenza, Alexandra si dedica ad uno studio serissimo e appassionato, dirigendosi soprattutto verso l’approfondimento delle religioni e delle filosofie, attraverso un percorso che ha inizio, in questi anni, dai libri religiosi cristiani, come la Bibbia, il Cantico dei Cantici, l’Ecclesiaste e prosegue poi con la filosofia degli antichi, gli Stoici, in generale, Epitteto, in particolare. Inizia probabilmente a germinare qui quel desiderio, che si manifesterà completamente più avanti, di rottura con il mondo occidentale che Alexandra percepisce come superficiale e vuoto di senso e di cui tende a rifiutare convenzioni, modi e pratiche di vita e, naturalmente, religioni, sopra a tutte la religione cattolica. A 15 anni in Alexandra si delineano già abbastanza chiaramente le future tendenze caratteriali e gli ambiti verso i quali la giovane filosofa indirizzerà la sua energia e la sua attenzione. Spiritualità e viaggio, geografia dell’anima e geografia terrestre, cielo e terra sembrano essere dunque le due principali linee direttrici precocemente percorse da Alexandra, entrambe dirette verso est, verso l’Asia e il suo raffinato pensiero filosofico/religioso.


 

[1] Graziella Galliano, Nuova montagna, nuova narrazione del territorio, in Atti del Seminario residenziale per docenti delle scuole di montagna piemontesi, Fondazione per la Scuola Compagnia San Paolo, Ceresole Reale, Torino, 30 settembre – 3 ottobre 2009

[2] “T’ai-je jamais dit que j’y avais été, au mur des Fédérés, après la fusillade, alors que hâtivement on entassait les cadavres dans les tranchées creusèes à cette intention… Une sorte de vague vision me reste de cela. J’avais deux ans à cette epoque […] C’était mon père qui voulait que, si possible, je gardasse un souvenir impressionnant de la férocité humaine” Bénarès, 19 mars 1913 Alexandra David-Néel, Correspondance avec son mari, Édition Intégrale 1904-1941, Volumes Plon, Septembre 2000

[3] “Ma fille a la peau blanche, mais son âme est jaune” Jean Chalon, Le lumineux destin d'Alexandra David-Néel, Librairie académique Perrin, 1985

[4] “J’ai eu la nostalgie de l’Asie avant d’y avoir jamais été et du premier jour où, il y a bien longtemps, j’ai débarqué en Indo-Chine je m’y suis sentie chez moi” Monastery of Lachen, 10 aprile 1915, Alexandra David-Néel, Journal de voyage, 11 août 1904 – 26 décembre 1917, Plon, 2010

[5] “Dans la maison de mes parents, menue fillette de six ans, je m'absorbais pendant de nombreuse heures dans la lecture des récits de voyages de Jules Verne. Leurs héros peuplaient de leurs exploits mes reveries enfantines... Ma resolution était prise. Comme eux et mieux encore si possible je voyagerais” L’Inde ou j’ai vecu Prefazione

[6] “[…] ne pas souffrir, c’est là, me semble-t-il, la grande, l’importante affaire” Benares, 25 marzo 1913 Alexandra David-Néel, Journal de voyage, 11 août 1904-26 décembre 1917, Plon, 2010

 

 

La scoperta di Buddha

A Parigi, nelle aule silenziose e quiete del nuovissimo, allora, Museo Guimet, inaugurato il 20 novembre 1889, Alexandra rimane affascinata dalle grandi sculture di Buddha, gli occhi enigmaticamente socchiusi su un’interiorità tutta da scoprire.

 

Museo Guimet, Parigi

Monsieur Guimet, fondatore dell'omonimo museo

In quei tempi là, il Museo Guimet era un tempio. E’ così che mi appare, nel profondo della mia memoria. Dominante, dall’alto la biblioteca, troneggiava un Buddha gigante, abbandonato alle sue meditazioni […] Tale era il Museo Guimet quando avevo vent’anni[1].

Nella società francese in quegli anni le filosofie orientali vivono un momento di grande attenzione e il buddismo conosce una rinnovata popolarità soprattutto per quanto riguarda i suoi aspetti di religiosità popolare e devozionale e l’ interesse verso la magia e la bellezza di un Tibet magico e incontaminato, concepito come uno degli ultimi posti magici al mondo. Si tratta di una visione del buddismo del tutto nuova, centrata anche sull’ansia di conoscenza del luogo di nascita del buddismo, quell’India che, dal 1858, è colonia britannica. Alexandra sente che, per approfondire veramente la conoscenza di quelle filosofie orientali che tanto la attraggono dovrà recarsi in India e le sarà quindi assai utile perfezionare la propria conoscenza della lingua inglese. Inevitabile un viaggio in Inghilterra, a Londra. dove alloggia presso la sede della Società Teosofica di cui le aveva parlato, durante gli anni del collegio, una sua compagna di studi. Cofondata nel 1875 a New York da Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891) e dal colonnello Henry Steele Olcott (1832 – 1907) la Società Teosofica si proponeva di divulgare il pensiero teosofico, ovvero il fatto che tutte le religioni deriverebbero da un'unica verità divina. Tale verità sarebbe stata tramandata, nel corso della storia, attraverso una strettissima cerchia di iniziati, i quali avrebbero rivelato solo gli aspetti più conformi al periodo storico in cui essi si sarebbero venuti a trovare. Alexandra, pur aderendo alla Società Teosofica, nel 1892, per scopi prettamente utilitaristici, ne prenderà tuttavia le distanze.

E’ durante il soggiorno a Londra che Alexandra inizia a studiare seriamente le filosofie orientali. Può disporre della vastissima biblioteca della Società Teosofica ed è qui che scopre le traduzioni dei testi dell’antica India, l’immensa letteratura sacra dei Veda e Vedanta, i giganteschi poemi epici della mitologia indiana e alcune opere di filosofia della vecchia Cina come Mo-Tse o Yang-Tchou, di cui pubblicherà degli estratti qualche anno più tardi. Sarà tuttavia ben presto chiaro alla giovane Alexandra che, se vorrà veramente penetrare lo spirito di quelle scritture, dovrà studiare il sanscrito, l’antica lingua sacra in cui sono redatti tutti i principali testi filosofici orientali, studio che decide di affrontare nella sua città natale, Parigi, dove si reca nel 1889, compiuti i 21 anni di età, ormai libera di disporre di sé e dei suoi desideri.

Alexandra rimane tre anni a Parigi, dal 1889 al 1891. Anche in questa città frequenta assiduamente l’ambiente occultista della Società Teosofica, presso cui soggiorna, ma vi percepisce meno interesse sul piano spirituale di quanto non ne avesse riscontrato a Londra. Tuttavia Parigi è una città in fermento. La moda del momento è la religione spiritista, che Alexandra ha già avuto modo di conoscere a Londra, ed è con sguardo curioso che frequenta questo ambiente, oltre a seguire corsi di civiltà e lingue orientali al College de France, alla Sorbona e l’École des Hautes Etudes senza tuttavia mai superare alcun esame. Non le interessano lauree o diplomi. La cultura è per lei un’acquisizione personale, sforzo autonomo di conoscenza, impegno costante di ricerca e approfondimento che non necessita di alcun riconoscimento sociale come diplomi, lauree o altro. A Parigi Alexandra conoscerà, in questo periodo, Elisée Reclus, geografo e anarchico francese, noto per la sua partecipazione alla Comune di Parigi e per l'esilio che gliene è derivato.

Elisee Reclus

Reclus avrà molta influenza sulla giovane Alexandra, sulla sua scrittura nonché, più in generale, sulla sua visione del mondo. La geografia è, per Reclus, soprattutto un fatto sociale, politico e sarà lui a fornire il particolare taglio etno-antropologico con cui Alexandra osserverà i paesi che attraverserà, costantemente unito all’interesse sul piano spirituale e religioso. Quando Alexandra lo conosce, Elisée Reclus ha 38 anni. In un certo senso, Alexandra proietta su di lui la sua necessità di una figura paterna e trova in Reclus un’attenzione intellettuale e un’amicizia franca e sincera che dureranno fino alla morte di quest’ultimo, nel 1905.


[1] “En ce temps-là, le musée Guimet était un temple. C’est ainsi qu’il se dresse, maintenant, au fond de ma mémoire. […] Dominant de haut la bibliothèque, un Bouddha géant trône, solitaire, abandonné, à ses meditations… […] Tel était le musée Guimet quand j’avais vingt ans”Alexandra David Néel, L’Inde où j’ai vécu, Plon, 2011

 

La prima volta in India - 1890

Non sono andata in India come turista; In tutti i numerosi anni che ho trascorso lì mi sono concentrata su un’unica ricerca: lo studio degli aspetti profondi della mentalità religiosa indiana. Ciò mi ha condotto a muovermi quasi esclusivamente attraverso questo mondo di mistici o di pseudo-mistici che si estende dai molti dotti pandits, interpreti dei Veda, ai sannyasin altezzosamente agnostici e ai sadhu estatici

Dell’ India, quella che Alexandra si immaginava attraverso le sue letture e le figure enigmatiche di deità che troneggiavano nelle gallerie in penombra del Museo Guimet , Alexandra inizia a sentirne il sapore e il profumo già a Marsiglia da dove, nel 1890, si imbarca verso Colombo alla volta dell’India dove fa base all’Oriental Hotel, conosciuto poi come Hotel Galle Face per poi dirigersi a Tuticorin, oggi Thoothukudi, uno dei dodici maggiori porti dell’India. E’ la prima volta che Alexandra mette piede in India e un’emozione profonda la coglie. Lei non è giunta lì come una turista ma desidera comprendere gli aspetti profondi e interiori della religiosità indiana, penetrare nella
vita mentale” dell’India.

La città di Colombo, capitale dello Sri Lanka, vista dalla spiaggia del Galle Face Hotel

Galle Face Hotel oggi

Da Tuticorin si dirige a Medoura (Madurai), uno dei luoghi sacri del Brahmanesimo, piena di templi, numerosi quasi quanto gli abitanti poi, in treno, raggiunge Madras, oggi Chennai, all’epoca sotto il dominio britannico. Dopo un breve soggiorno in città, presso la sede della Società Teosofica, ad Adyar riparte per la città santa per eccellenza, Benares. Il viaggio è lungo e il cambio di paesaggio lento ma costante. Alexandra passa dalla lussureggiante vegetazione dell’India del sud all’ arido e desertico paesaggio settentrionale. Alle stazioni, durante le fermate del treno, una folla di mendicanti si accalcano tendendo le mani: la sofferenza reale, fisica, prende forma davanti ai suoi occhi spingendola ancora più decisamente verso l’approfondimento della filosofia induista che, in questo periodo, rappresenta il suo maggiore interesse. Vuole per prima cosa comprendere gli aspetti religiosi delle tre branche dell’Induismo: lo Shaktismo, lo Shivaismo e il Vishnuismo. Per ciò che concerne il buddismo lei è allora più indirizzata verso quello del Nord, il Grande Veicolo, il Mahayana, insieme di insegnamenti e di scuole buddhiste che proclamano la superiorità spirituale della via del bodhisattva rispetto a quella dell'arhat. L’attraggono meno, allora, il buddismo Tantrico, tipico del Tibet e della Mongolia, o quella Hinayana o Theravada tipico dei paesi del sud dell’Asia, il più aderente agli insegnamenti di Buddha.

 

L'edificio sede della Società Teosofica di Adyar

Biblioteca della Società Teosofica di Adyar

Fiume di Adyar

 

Finalmente giunta a Benares Alexandra decide di prendersi il tempo necessario per penetrare l’animo di questa città così vasta e che, a tratti, la sconvolge e incuriosisce insieme e vi si stabilisce alcuni mesi. Benares è la più antica città vivente del mondo, abitata da oltre 4000 anni, dove coesistono religioni, culture, tradizioni, le più diverse ed è anche la città dove il Buddha ha pronunciato, nel 528 a.C., il primo sermone pubblico, nel Parco dei Cervi, enunciando le quattro nobili verità e l'ottuplice sentiero.

Dhammacakkapavattanasutta

Il Discorso della messa in moto della ruota del Dhamma

di Alessandra Bruni Marzo 2014

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Parte di nuovo in treno dirigendosi nuovamente verso sud, a Calcutta capitale dell'India Britannica fino al 1912, fermandosi prima a Bodhgaya, luogo dove Siddhārtha Gautama verso il 530 a.C. raggiunse l'illuminazione e divenne il Buddha storico sotto un ficus religiosa. Giunta a Calcutta trova la città poco interessante su un piano religioso, che è ciò che Alexandra va cercando e si reca a Darjeeling, stazione turistica montana per gli occidentali, che sfuggivano così alle asfissianti estati delle pianure. Proprio qui, a Darjeeling, davanti alle nevi eterne che scintillano sotto un cielo blu lapislazzulo, Alexandra ha il primo contatto con il buddismo tantrico o lamaista come era definito il buddismo tibetano nel XIX secolo e agli inizi del XX.

Calcutta

Piccolo tempio nel luogo dell'impronta del Buddha vicino al Mahabodhi Temple di Bodhgaya

Darjeeling

Vedute himalaiane da Darjeeling

 

Alexandra Myrial, cantante lirica

Dopo questo suo primo viaggio in India, Alexandra rientra a Parigi, soddisfatta delle conoscenze e delle informazioni che ha raccolto. Per il momento le sue passioni, viaggi, scrittura, orientalismo, non le consentono di guadagnarsi da vivere e la sua famiglia, inizialmente benestante, ha subito un brusco rovescio di fortuna a causa di gravi scandali finanziari che colpirono l’economia francese negli anni della Terza Repubblica, successivi al 1895, come il fallimento dell'Union Générale o quello della Banca Comptoir d’Escompte che innescarono un crack della borsa francese. La famiglia di Alexandra dovette ridurre di molto il tenore di vita e ciò si ripercosse su Alexandra che dovette seriamente pensare a trovare un mezzo per guadagnarsi da vivere. Nel 1886 si era iscritta al Conservatorio Reale di Musica di Bruxelles, e tre anni dopo si era guadagnata un primo premio per canto teatrale francese ed è proprio attraverso il canto che Alexandra decide di guadagnarsi da vivere, divenendo cantante lirica. Sono anni in cui autori come Debussy, Ravel, Fauré, Saint-Saens, Satie entusiasmano le folle dei grandi teatri.

 

Alexandra in costume da opera lirica

 

Alexandra ha talento e riceve i complimenti di Jules Massenet ma tutto questo non le fa pensare nemmeno per un attimo di mettere da parte i suoi progetti, di farsi un nome come orientalista, di scrivere, di viaggiare. Parigi, in quegli anni, presenta un panorama intellettuale vario e attivissimo. Alexandra conosce e frequenta l’ambiente anarchico, quello socialista e teosofico e si interessa al nascente movimento femminista che si batte per fare riconoscere i diritti delle donne nella società. Alexandra tuttavia non aderirà mai pienamente al movimento femminista. Il suo percorso è un percorso individualista e le idee che esprime sono quelle stesse che lei mette in pratica. Lei lotta per i diritti di una sola donna: lei stessa e sa bene che, aldilà dei molti discorsi sulle differenze tra uomo e donna che sente fare nelle adunanze femministe, il problema vero è l’indipendenza economica. La donna deve poter gestire se stessa autonomamente su un piano economico, questo pensa Alexandra, e sa benissimo che molte delle femministe che si infervorano tanto sui temi della parità non ahanno mai avuo nemmeno lontanamente problemi di questo tipo.

In questi anni Alexandra scrive Pour la vie e pubblica un articolo fondamentale per il suo percorso spirituale,"Notes sur le Bouddhisme", firmato Mitra, una delle più importanti divinità indiane, dio della luce, e pubblicato su Le Lotus Bleu, la rivista della Società Teosofica, nel 1895, con il quale Alexandra manifesta la sua piena adesione alla filosofia buddista proclamandone la superiorità rispetto al Cristianesimo

“[…] Si può giudicare dalla differenza cruciale esistente tra l’idea primaria del buddismo e quella della religione del nostro paese. Mentre questa dice agli sfortunati nella morsa del dolore: “Rassegnati, china la fronte!” l’altra gli grida: “Combatti la sofferenza, cessa di essere la vittima della tua propria stupidità. Impara a conoscere te stesso. Diventa intelligente e la conoscenza ti farà libero e felice[1]

 

Alexandra David Néel, copertina del libro Pour la Vie

 

Nel 1893 Alexandra entra a far parte della massoneria francese, nella prima loggia che abbia accettato delle donne, il Rito Scozzese Internationale. Per quanto anarchica, Alexandra si piega alla gerarchia dell’Ordine. Accetta e pratica i rituali che le permettono di raggiungere il 30º grado. Due anni dopo, nel 1895 ottiene un ingaggio come prima cantante all’Opera di Hanoi e di Haiphong. Il suo nome di scena è Alexandra Myrial. Passa una parte del 1896 in tournee nella penisola indocinese e ne approfitta per fare qualche escursione nella Cina del sud. Dal 1896 al 1900 a Parigi Alexandra ha un’amicizia amorosa con Jean Haustont, pianista e compositore d’orchestra nato a Bruxelles e che appartiene al cerchio d’amicizie che ruota intorno a Elisée Reclus. Questo essere delicato e romantico è sufficientemente diverso dagli altri uomini per poter essere accettato da Alexandra. Jean non pretende niente da lei, la lascia libera, rispetta la sua libertà di pensiero. Alexandra, seguendo la lezione di Elisée Reclus, ha orrore della vita coniugale, teme che questa possa rappresentare la fine delle sue aspirazioni più vere, incatenandola a doveri che non le permetteranno più la libera espressione delle sue potenzialità. Inoltre ha avuto un pessimo esempio dai suoi genitori! Solo l’unione libera può, secondo Alexandra, permettere un rapporto tra eguali, rispettando le personalità e le libertà di ciascuno. Alla fine del 1899 Alexandra Myrial è ingaggiata per una tournée all’Opera di Atene. Il contratto vale per tre mesi, dal novembre 1899 al gennaio 1900. A questo segue un ingaggio per l’Opera Municipale di Tunisi dove, ma allora Alexandra non può saperlo, la sua vita cambierà in una maniera che lei stessa non potrebbe mai immaginare…


[1] “[…] on peut juger de la différence capitale existant entre l’idée primordiale du bouddhisme et la religion de nos pays. Tandis que l’une dit […] au malheureux étreint par la douleur: “Résigne-toi, courbe le front!”, l’autre lui crie: “Combats la souffrance, cesse d’être la victime de ta propre stupidité. […] apprends à te connaître toi-même. Rends-toi intelligent et la connaissance te fera libre et heureux” Alexandra David Néel Pour la vie et autres textes libertaires inédites, Les Nuits rouges, Paris, 1998

 

 

Caro amore ti scrivo…

Philippe Néel ha 39 anni nel 1900 e Alexandra non è indifferente allo charme di quest’uomo elegante e distinto, ingegnere delle Ferrovie Francesi. Alla fine del suo contratto all’Opera Municipale di Tunisi, Alexandra Myrial rimane a Tunisi andando ad abitare a La Goulette, piccolo porto poco distante da Tunisi, in una villa che lei battezza La Mousmé, insieme a Philippe. Le sue antiche passioni, l’orientalismo, il giornalismo, la scrittura sono più vive che e in questo periodo, dal 1900 al 1904, Alexandra impegna tutte le sue energie per riuscire a farsi conoscere.

Philippe Néel nel 1910

Nel 1901 pubblica, con lo pseudonimo di Alexandra Myrial, De l’origine physique des Mythes et de leur influence sur les institutions sociales[1] e, nella stessa rivista, Une Ville Sainte.

De l’origine physique des Mythes et de leur influence sur les institutions sociales

L'idee Libre, Paris, 1901

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Une Ville Sainte

L'idee Libre, Paris, 1901

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Inizierà da qui un fitto periodo di collaborazioni con importanti riviste come il Mercure di France, giornali come La Fronda, giornali progressisti come Le Soir à Bruxelles e L’Aurore a Parigi. Tunisi, tuttavia, non è Parigi e la necessità di incontrare editori e personaggi utili ai suoi interessi la spinge a muoversi continuamente mentre Philippe, affascinato da questa donna inconsueta, interessante, vivace, le chiede, in maniera sempre più pressante, di sposarlo. Inizia un periodo di tormento interiore per Alexandra. La sua concezione di vita, i suoi ideali, i suoi desideri e i suoi obiettivi non implicano il matrimonio. Perfetta allieva di Elisée Reclus, Alexandra sa bene, pragmatica e realista com’è, che una donna nella sua posizione, senza certezze finanziarie, ha grosse difficoltà a mantenersi da sola ma sa anche che lei non potrebbe mai vivere costretta nel ruolo di sposa felice, incatenata a doveri coniugali e familiari. Le sembrerebbe di soffocare, di tradire le sue aspirazioni, di venire meno alla sua vocazione e a quel suo lontano proposito degli anni giovanili: eliminare la sofferenza, questa è la cosa più importante di tutte. Che fare? Sposare o non sposare Philippe? A Philippe non interessa niente di ciò che interessa Alexandra. A lui piace la bella vita, è un gaudente, in quel momento impegnato nella sfida della sua vita: far capitolare la riottosa Alexandra, farla sua. Il 4 agosto 1904, Alexandra David, dopo un tormentato percoso interiore, sposa Philippe Néel, ingegnere della Ferrovia Bone-Guelma, presso il Consolato di Francia a Tunisi, sotto il regime di separazione dei beni. Alexandra e Philippe trascorreranno insieme pochissimo tempo e la separazione effettiva interverrà, però, di fatto, nel 1911 perché Alexandra non riprenderà più la vita in comune con lui dopo quella data. Già una settimana dopo le nozze, l’11 agosto 1904, Alexandra partirà iniziando con lui un rapporto epistolare che non terminerà che alla morte di Philippe, avvenuta nel 1941.

La fedeltà epistolare che legherà i due sposi è unica sebbene Philippe tenti a più riprese di farla rientrare dai suoi lunghi viaggi, poi ci rinunci, poi tenti ancora, poi chieda il divorzio, senza ottenerlo, poi si rassegni… Dobbiamo ringraziare Philippe se possediamo tutte le lettere di Alexandra, ricche di descrizioni, considerazioni, tragitti di viaggio, riflessioni personali. Una vera ricchezza che disegna perfettamente l’affascinante e unica personalità di una donna che diceva di sé stessa di essere una selvaggia ma che era, invece, tra le più civili ed evolute della sua epoca.

Il 3 dicembre 1904 Alessandra è richiamata a Bruxelles al capezzale di suo padre morente. E’ durante questo triste soggiorno nella sua casa familiare che le tornano in mente la sue tristi memorie d’infanzia. Infermiera per necessità, Alexandra sente il suo morale cadere di nuovo. Louis David si spende il 20 dicembre 1904 all’età di 89 anni. Viene sepolto a Uccle, vicino a Bruxelles. Nel luglio 1905 Alexandra ritorna a Parigi poi va a Bruxelles dove il suo grande amico Élisée Reclus è deceduto il 4 di luglio. Poi vede sua madre e i malintesi sorgono nuovamente. La pessima relazione intrattenuta con sua madre non le impedirà di predisporre tutte le cose: chiederà a Emile, suo cugino belga, di prendersi cura della vecchia madre inviandogli i sussidi necessari a ciò.

 

La notorietà di Alexandra prima del 1911

 

Alexandra si rende conto di aver svolazzato qua e là senza essere riuscita a imporsi laddove le interessava. Ha pubblicato degli articoli ma nessuno studio voluminoso suscettibile di attrarre l’attenzione degli specialisti o quella di un più largo pubblico. E’ dunque tempo di realizzare qualcosa di solido che sarà una specie di trampolino per il seguito della sua carriera. Tuttavia Alexandra ha scelto una via molto difficile: quella del percorso individuale. Non appartiene ad alcuna scuola, non è sostenuta né presentata da alcun specialista. Lei vuole riuscire da sola e non per l’aiuto di qualcuno. Questa mentalità caratteristica degli individualisti anarchici resterà sua fino alla morte. Lo studio su Meh-Ti, filosofo cinese, conosciuto anche sotto il nome di Mo-Tse, vissuto nel V secolo avanti Cristo, poco tempo prima di Confucio, che ha appena completato (Socialisme chinois – Le philosophe Meh-Ti et l’idée de solidarité) passa le 150 pagine e viene accettato dall’editore londinese Luzac.

 

Le Philosophe Meh-ti et l'ideé de solidarité

par Alexandra David

London, Luzac & Co., 1907

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Alexandra mostra in quello studio come il comportamento ideale dell’individuo che vive dentro la società sia facilitato dalla pratica dell’Amore universale. E’ questa la nozione che ha intrigato Alexandra. C’è un rapporto, si chiede, tra l’amore universale proposto da Meh-Ti, la compassione buddista e, eventualmente, la carità cristiana di un San Paolo? Ella comprende rapidamente che l’amore universale di Meh-Ti ha uno scopo pragmatico come ci si può attendere da parte di un soggetto della vecchia Cina feudale: per la filosofia questo sentimento è un metodo di governo come un altro. L’essere umano, egoista di natura, troverà più vantaggio che non ad agire in maniera altruista. L’uscita del libro l’aiuta a fare buon viso ai cattivi giochi che non tardano ad arrivare. La neurastenia l’assale durante il soggiorno al fianco di suo marito per un periodo di durata indeterminata. Alexandra non sopporta di rimanere troppo tempo ferma e la sua salute ne risente. Philippe consiglia una distanza salutare che lei accetta immediatamente. Un viaggio nelle Alpi sarà seguito da una sosta a Parigi. Malgrado il suo pessimo stato di salute, Alexandra assiste il 30 novembre a una seduta del Conseil des Femmes, sorta di federazione di tutti i gruppi femministi francesi facente, a sua volta, parte di una federazione internazionale. Nell’aprile 1908 Alexandra parte per Roma dove partecipa al Congresso delle donne italiane. E’ felice di questo nuovo viaggio ed è invitata sia come giornalista ma anche come militante. Le congressiste sono invitate dalla Regina Margherita e in seguito al Vaticano dove il Papa Pio X accorda loro un’udienza. La comunicazione scritta da Alexandra sarà pubblicata l’anno seguente sotto il titolo di Féminisme rationnel.

 

Foto Congresos Femminile 1908 - Roma

 

Yang-Tchou è l’altro filosofo cinese al quale Alexandra dedica un articolo pubblicato sul Mercure de France. Uno Stirner cinese. Gli storici lo considerano come il pensatore cinese più vicino alle teorie anarchiche da cui l’interesse di Alexandra. Al di fuori di un circolo di specialisti, è però poco conosciuto in Occidente e Alexandra intende colmare questa lacuna. Punto centrale della filosofia di Yan Tchou è la ricerca di una felicità personale in accordo con le proprie inclinazioni personali. Tutto il resto non è che vanità e illusione. La felicità è in noi stessi e non sta che a noi scoprirla. Per fare questo confidiamo nella legge intima del nostro organismo, quella che deriva dalla legge generale dell’universo. Alexandra doveva impazzire di felicità nel trascrivere delle idee tanto simili alle sue: “Non cedere niente di te stesso agli altri. Conservati tutto intero per te stesso…

1910 – Il 1910 è un anno cerniera per Alexandra poiché è da ora in poi che ella si dedicherà completamente all’orientalismo. E’ tempo di programmare quel lontano viaggio che Philippe le aveva proposto nel 1906. Ha ottenuto dei sussidi da parte del Ministero della Pubblica Istruzione al fine di perseguire delle ricerche in India. Un tale spostamento, tuttavia, non si improvvisa. Prima di fissare la data della sua partenza deve avere dei contatti, farsi conoscere tra gli specialisti orientali inviando loro esemplari delle sue opere, informarsi del soggiorno in questo o quel centro. Inoltre il suo “Bouddhisme” non è finito e lei conta molto su questo libro. Sulla linea dei due libri precedenti questa opera ha anch’essa per oggetto la volgarizzazione ma il soggetto è un poco più ambizioso. La conoscenza del buddismo era riservata a un élite di intellettuali specializzati, ambiente chiuso e fermo, senza evoluzione. Alexandra spera di far scoprire a un pubblico vasto tutta la potenza di questa filosofia che solleva l’uomo dallo snervante sentimentalismo delle sdolcinate religioni, ripetendogli la verità e cioè che la salute spirituale, morale, sociale è opera personale, che non esistono salvatori, in alcun settore, che l’uomo è solo in faccia al dolore e che, con le sue sole forze, egli può e deve vincere.

Alexandra vede nel buddismo una delle più alte manifestazioni del pensiero umano. Nel libro, dopo aver ricordato le grandi tappe della vita del Buddha, Alexandra espone le Quattro Nobili Verità poi mostra come si possa accedere all’eliminazione della sofferenza grazie alla meditazione che ne è il mezzo. Il principio della casualità, vale a dire la concatenazione di cause ed effetti (Karma e Vipâka), uno dei pilastri della filosofia induista, diviene oggetto di un capitolo, come il Nirvana, nozione troppo spesso malintesa in Occidente. Il Nirvana corrisponde allo stato di Arahat cioè a dire il più alto grado della santità-saggezza. Si tratta dunque di uno stato mentale realizzato su questa terra, da un essere vivente, l’Arahat, e non di un Paradiso a cui si può accedere solamente dopo la morte. Il Sangha, la comunità buddista, è il tema del capitolo seguente.

Il 27 agosto 1910 Alexandra lascia Tunisi per l’Inghilterra che raggiungerà attraverso il Belgio. Il suo sogno di gioventù si è realizzato: diviene “missionaria” ma non è la parola di Cristo quella che lei ha scelto di diffondere ma quella di Budda. Questo nuovo viaggio appartiene al compito che lei si è prefissata. Prima tappa: Bruxelles dove partecipa al Congresso del Libero Pensiero. Poi Londra dove tiene delle conferenze alla Società Buddista. Stessa cosa a Edimburgo. Poi, all’inizio di novembre, Alexandra è a Bruxelles per tenere un ciclo di conferenze all’Università Nuova dove Élisée Reclus aveva insegnato geografia comparata. Poi Parigi, dove s’installa per tre mesi, riprendendo delle attività che, ormai, le sono familiari: conferenze, colloqui, cene. Incontra a più riprese studiosi orientalisti come Sylvain Lévy e Édouard Chavannes ma anche una coppia piuttosto inusuale: i signori Richard. Mme Richard, al secolo Mira Alfassa, diviene un’amica di Alexandra. Questa donna conoscerà un destino eccezionale: diverrà La Mère de l’ashram di Sri Aurobindo a Pondichéry. Alexandra evocherà il suo personaggio ne L’Inde où j’ai vécu. Dopo un’ultima conferenza tenuta alla Sorbona il 4 marzo 1911 ritorna a Tunisi. Il 27 marzo riceve i primi esemplari del suo libro Le Modernisme bouddhiste et le Bouddhisme du Bouddha. Il 7 giugno scrive all’Agenzia Cook e alle Messaggerie Marittime per prenotare il suo secondo viaggio in India.

Il 9 agosto 1911 Alexandra lascia Tunisi per quel “lontano viaggio” di cui ancora ignora la durata. Lei ha 43 anni, Philippe 50. Non si rivedranno che 14 anni più tardi. Una vita nuova comincia per Alexandra, quella che lei aspetta da così lungo tempo.

Diciotto anni dopo la sua prima epopea indiana, dopo aver sposato Philippe Néel, dopo aver pubblicato svariati articoli e libri, Alexandra, allora di 43 anni, ritorna in Oriente per una prima missione di ricerca che dura dal 1911 al 1925.


[1] Alexandra Myrial, De l' origine Physique des Mythes et de leur Influence sur les Institutions Sociales, L'Idée Libre, Littéraire, Artistique, Sociale, Brussel, July 15th 1901, t. II, 1rst year, n°7, pages 29-63

 

 

Seconda volta in India

9 agosto – 16 novembre 1911


Alexandra parte il 9 agosto alle dieci sera dal porto di Tunisi. La giovane ragazza sconosciuta che partiva alla scoperta di un altro mondo non è che un ricordo. In quella calda serata di agosto del 1911 chi parte dal porto di Tunisi è Mme David, orientalista stimata, sovvenzionata con 1000 franchi dal Ministero della Pubblica Istruzione francese. E’ la seconda volta che va in India ma questa volta non sarà un breve viaggio.

 

Da Colombo, il 16 novembre Alexandra sbarca a Tuticorin dopo una notte di navigazione. Come a Colombo, anche Tuticorin è cambiata e la stessa cosa noterà a Madura (Madurai). La sua prossima destinazione è Paumben seguita da Rameswaram, uno dei grandi centri di pellegrinaggio dell’India meridionale” e Trichinopoly, dove arriva nella stagione delle piogge e dove conosce, per la prima volta, un Oriente senza sole Alexandra riparte subito per Pondichery, in treno. Il viaggio passa rapido, impegnato in dialoghi con alcuni brahmini sui temi della reincarnazione e dell'immortalità, temi che affronterà poi in un suo libro, Immortalità e reincarnazione. Alexandra rivela un certo scetticismo riguardo alla diffusa credenza buddista sulla reincarnazione

 

“Tutti i Buddhisti credono alla reincarnazione benché questa dottrina non compaia espressamente - anzi al contrario - nell' insegnamento primordiale, considerato direttamente proclamato dal Buddha Siddharta Gautama

 

 

Porto di Colombo, capitale dello Sri Lanka, antica Ceylon

La grande roccia di Trichinopoly vista da est

Pondichery

 

 

E’ tale il rispetto e la stima che riesce a infondere nei Brahmini, tradizionalmente assai chiusi verso gli stranieri, che questi infine giungono a rivelarle il segreto del chutram, la stanza più intima dei templi indù, il cui accesso è proibito a tutti tranne che agli stessi brahmini. Il luogo che la massa dei fedeli chiama la dimora del dio, è, in realtà, una camera vuota. Per Alexandra questa rivelazione è come un’iniziazione. Un brivido le passa lungo la schiena. Le spiegano il perché di questa confidenza: lei è un’adepta del Rajayoga o Nobile Ottuplice Sentiero. Lei parla la loro stessa lingua. Lei è una di loro


Giunta a Pondichéry Alexandra va a fare visita a un indù che le è stato caldamente raccomandato dal suo amico Richard. Quest’uomo la riceve dopo due ore. Alexandra trova in lui un interlocutore di rara intelligenza appartenente a quella razza poco comune e che ha tutta la sua simpatia, di mistici razionali. Quest’uomo è Sri Aurobindo, il futuro Sri Aurobindo. In quei giorni egli non è ancora il saggio il cui nome diverrà famoso nel mondo intero. E’ soprattutto un vecchio oppositore politico. Dopo studi compiuti in Inghilterra, a Cambridge, è tornato in India animato di un sentimento patriottico che l’ha condotto in prigione. Liberato, si è rifugiato in territorio francese, a Pondichéry, dove rimarrà fino alla sua morte. Quando Alexandra lo incontra, vi risiede da un anno, dopo la rinuncia alla politica per un mondo spirituale nel quale la libertà non ha più limiti. Il viaggio prosegue verso Madras dove Alexandra soggiorna dal 27 novembre al 28 dicembre 1911, alloggiando nella sede della società Teosofica che, dopo la morte di Helena Blavatsky, è diretta da Annie Besant, anziana giornalista, militante femminista, convertitasi alla causa indiana e teosofica. C’è, naturalmente, anche una biblioteca e Alexandra ne approfitta per leggere moltissimo.

 

Aurobindo


Durante il suo soggiorno a Madras, Alexandra apprende qualcosa di sensazionale che cambierà i suoi piani di viaggio.

 

[…] trovandomi nelle vicinanze di Madras, seppi che il sovrano del Tibet, il Dalai Lama , era fuggito dal suo paese – allora in rivolta contro la Cina – e risiedeva nell’Himalaya” Il Tibet non mi era del tutto sconosciuto. Ero stata allieva, al College de France, del professor Foucaux , uno studioso di cose tibetane, e possedevo qualche nozione di letteratura tibetana. Si capirà che non potevo lasciarmi sfuggire quest’occasione di vedere il Lama-re e la sua corte

 

 

XIII Dalai Lama

 

 

La “prima buddista di Parigi”, colei che ha scritto un libro innovativo sul buddismo, colei che votato la sua vita all’orientalismo, colei che aspira alla celebrità, deve dunque tentare qualcosa. Guidata da questo obiettivo Alexandra lascia Madras alla fine di dicembre. Prende il treno in direzione nord-est e passa la notte dell’ultimo dell’anno nella sala d’attesa della stazione di Kurda Road, visita il grande tempio di Jaggernath a Puri e arriva a Calcutta il 2 gennaio 1912, dove rimane fino al 26 marzo dello stesso anno.

 

 

Athanarala Bridge a Puri

Città di Puri

Entrata del Tempio di Jagannatha a Puri

 


 

Con la tenacità che la caratterizza, si mette all’opera per raggiungere il suo obiettivo. Sa perfettamente che sarà difficile ottenere un udienza con il Dalai Lama e inizia a “dare battaglia” con le armi di cui dispone: carta e penna! Scrive a coloro che la possono raccomandare presso le autorità britanniche e presso l’entourage del capo spirituale lamaista. Dal 1890, anno del suo primo viaggio in India, Alexandra ha approfondito moltissimo la sua conoscenza dell’Induismo, soprattutto attraverso lo studio dei Vedanta, la parte finale delle Upanishad, insieme di testi religiosi e filosofici indiani composti in lingua sanscrita a partire dal IX-VIII secolo a.C. e fino al IV secolo a.C. Alexandra tuttavia, una volta in India, sperimentando direttamente sul posto la “verità” dell’Induismo nelle sue applicazioni quotidiane e pratiche, trova la mentalità degli Induisti molto riprovevole, sotto un punto di vista sociale e umano, soprattutto per il trattamento riservato alle vedove, costrette ad immolarsi insieme al marito defunto. Secondo Alexandra tutto ciò è contrario alle idee di compassione e tolleranza propugnate dall’Induismo stesso. Lentamente si distaccherà quindi da questa filosofia/religione e ne esporrà i motivi in un articolo del 1920


Nel mese di febbraio Alexandra inizia a compiere gli atti amministrativi necessari al proseguimento del suo viaggio. L’India è il paese dell’Induismo, più che del Buddismo. Se Alexandra sta accumulando molte informazioni sul primo, la sua preoccupazione principale resta il secondo. Il seguito della sua ricerca la porterà di nuovo verso il Buddismo. Il 14 febbraio 1912 il Government House le rilascia due lettere di raccomandazione che le permetteranno di circolare liberamente nei paesi di religione buddista da lei scelti: da una parte la Birmania, dall’altra parte il Sikkim, entrambi i paesi parte dell’Impero delle Indie. Se la Birmania è rimasta fedele allo spirito del Buddismo originario, il Sikkim se n’è allontanato scegliendo il buddismo tibetano. E’ alle porte del Sikkim che risiede il Dalai Lama! Il 26 marzo Alexandra prende il treno per Darjeeling, situata ai piedi dell’Himalaya. La tenacità ha pagato! L’autorizzazione è accordata! Con immenso orgoglio Alexandra David Néel si appresta a incontrare uno dei capi spirituali più misteriosi al mondo.

 

Darjeeling

Strada da Siliguri a Darjeeling

Gran bazar di Darjeeling


 

PRIMO SOGGIORNO IN SIKKIM

11 APRILE – 12 OTTOBRE 1912

L’incontro con il XIII Dalai Lama - 15 aprile 1912


A Madras Alexandra apprende che il XIII Dalai Lama risiede nell’Himalaya. Fuggito dal Tibet nel 1909, a causa dell’invasione cinese, vi farà ritorno soltanto nel gennaio 1913, riacquisendo il legittimo controllo religioso e politico del paese e avviando un processo di modernizzazione che preserverà con ogni cura le antiche e nobili tradizioni culturali tibetane. Per Alexandra l’incontro con il Dalai Lama sarà il primo incontro con il Tibet, nella figura del suo massimo esponente. Parte quindi per andare a incontrarlo, dopo aver faticato non poco per ottenere questo appuntamento, e penetra in un paese che le è completamente nuovo. E’ la sua prima visione dell’Himalaya e non la dimentichera mai più “Più niente dell’India, né la vegetazione, né l’odore dell’aria, né il colore in cui si avvolgono le cose. E’ l’Asia mongolica, Asia gialla” paese dello stesso colore dell’anima di Alexandra.

11 aprile 1912 Verso Kalimpong


In quella primavera 1912 il Dalai Lama risiede a Kalimpong, piccolo borgo situato a 20 chilometri a est di Darjeeling, all’estremo nord del Bengala e a sud del Sikkim. Attende che gli ultimi Cinesi lascino Lhasa… L’altissima personalità religiosa tibetana ha accettato di ricevere Alexandra, buddista e orientalista francese, di cui non aveva mai sentito parlare prima. L’incontro è stato fissato il 15 aprile, giorno fausto secondo gli astrologi e avrà luogo a Kalimpong dove Alexandra arriva il 12 aprile 1912 e dove rimarrà fino al 20 aprile. Il suo alloggio è uno spazioso e confortevole bungalow costruito per gli stranieri dagli Inglesi. Un’ala dell’edificio è occupata da un ospite di riguardo: il figlio del maharaja del Sikkim, Kumar. Per accoglierla Kumar si è fatto accompagnare dal direttore della Scuola di Gangtok, capitale del Sikkim, Dawasandup, autore di una biografia del poeta tibetano Milarepa. Egli diventerà il primo professore di tibetano e filosofia lamaista di Alexandra. Alexandra ancora non lo sa ma questa partenza da Darjeeling segna l’inizio di dieci anni di peregrinazioni in Asia e il Dalai Lama le darà in un certo senso la chiave per entrare profondamente nell’anima stessa dell’Asia e lo farà con tre parole: “Impara il tibetano”. Se dobbiamo credere a ciò che in Tibet viene detto del Dalai Lama, egli, nell’impartire questo consiglio ad Alexandra, nella sua onniscienza, sapeva bene quello che ne sarebbe seguito. Senza aver appreso il tibetano Alexandra non avrebbe mai potuto compiere il suo grande viaggio in Tibet e soprattutto non avrebbe mai potuto apprendere la dottrina buddista tibetana, il complesso corpus di filosofie che la caratterizza, né conoscere i “mistici maestri e i maghi sconosciuti […] che quello straordinario paese nasconde”


A Kalimpong inizierà tra Alexandra e il giovane Maharaja del Sikkim un profondo rapporto di amicizia spirituale che durerà per anni. Sua Altezza Sidkeong Tulku, Kumar è il nome non religioso, è di educazione cosmopolita, ha viaggiato e studiato in Europa e comprende la necessità di svecchiare gli usi e i costumi religiosi del Sikkim, il suo paese, riconducendo il buddismo alla sua ortodossia ed eliminando le pratiche superstiziose che si sono accumulate sulla matrice originaria. Tra i due si stabilisce una simpatia reciproca. Tra di loro c’è fin dall’inizio un fertile dialogo spirituale e intellettuale. Insieme leggono il Dhammapada, uno dei testi canonici del buddismo, discutono a lungo e spesso di filosofia buddista e della riforma dl buddismo sikkimese, uniti da un progetto e da una filosofia comune. La loro profonda amicizia durerà fino alla morte di Sidkeong Tulku che Alexandra apprenderà con immenso dolore nel dicembre del 1914 allorquando si troverà a Lachen, nel suo amato Sikkim .

Quando Alexandra entra nella stanza riservata al colloquio il Dalai Lama siede su una semplice sedia vicino alla finestra. Il ciambellano posa sulle mani di Alexandra una sciarpa bianca, come da protocollo, che lei porge al Dalai Lama in segno di rispetto. Poi il Dalai Lama inizia a farle delle domande. Da quanto tempo è buddista? Come lo è diventata? Sembra comprendere con difficoltà che Alexandra lo è diventata autonomamente, studiando filosofie orientali, e gli sembra incredibile che non abbia avuto dei guru, degli insegnanti. Il Dalai Lama ride di cuore quando Alexandra gli racconta come l’Occidente giudica la gente dell’Asia e si mostra desideroso di aiutarla nelle sue ricerche “decidendo che essa deve essere un’emanazione di Dorje Phagmo, una potente folgore, sola incarnazione femminile tibetana” Le fa molte domande sul Buddismo occidentale, sui suoi studi di orientalista, sui libri che ha letto. Dopo circa tre quarti d’ora i due si lasciano dopo essersi accordati affinché Alexandra gli invii un elenco, in traduzione tibetana, delle domande che vorrebbe porgli. Dal profondo dell’anima asiatica di Alexandra sorge un sorriso per la gioia di essersi trovata davanti all’incarnazione di Avalokitesvara-Chenresig .

Il mio cuore è in Sikkim - 11 aprile - 12 ottobre 1912


Lasciata Kalimpong Alexamdra impiega tre giorni per arrivare a Gangtok, capitale del Sikkim, dove giunge il 23 aprile 1912. Il Sikkim è una tappa fondamentale nei viaggi di Alexandra. Vi soggiorna due volte: dall’11 aprile al 12 ottobre 1912 e dal 1 dicembre 1913 al 2 settembre 1916. Prova una gioia immensa a penetrare in questo paese che non le è ancora familiare “[…] all’alba, Dawasandup e io partimmo per Gangtok. La mulattiera che seguivamo penetrava l’Himalaya, la terra sacra che la tradizione indiana popola di saggi, asceti taumaturgici e divinità. […] Dalle valli sepolte nella jungla esuberante fino alle montagne coperte di neve eterna, tutto il paese è immerso in un’indicibile atmosfera di mistero” Nel corso di questo primo periodo di viaggio in Sikkim Alexandra si dedica alla visita dei monasteri sparsi tra le foreste, fa escursioni, esplora il paese. La natura del Sikkim è incantevole e ricca di contrasti. In pochi chilometri si passa dalla pianura alle grandi altezze montane, come quelle del Kanchenjunga (8,586 m) alla frontiera con il Nepal. Proprio per compiere una di queste escursioni, e necessitando quindi di un giovane servitore, Alexandra nell’aprile 1914 , prende presso di sé Aphur Yongden (1899-1955). Fanciullo di 15 anni, allievo di un monastero, il ragazzo ha una grandissima passione per lo studio e i viaggi. Aphur Yongden, poi ribattezzato da Alexandra Albert , vuole studiare e viaggiare. Aphur/Albert sarà per Alexandra, nei 41 anni che trascorreranno insieme, sarto, cuciniere, segretario, ricercatore d’archivio, bibliotecario, ragazzo e poi uomo capace di disbrigarsi nelle mille evenienze dei molti viaggi fatti insieme. Profondissimo diverrà il legame che unirà Alexandra a Yongden tanto che Alexandra lo adotterà come figlio il 21 gennaio 1929, vivendo insieme con lui fino al 7 novembre 1955 quando Yongden morirà, all’età di 56 anni. Il corpo di Yongden sarà cremato e le sue ceneri piazzate nell’oratorio tibetano di Samten Dzong, la residenza francese di Alexandra David Neel, oggi sede della Fondazione che porta il suo nome.


28 maggio – 1 giugno 1912 - Lachen


Verso la fine di maggio del 1912 Alexandra decide che è giunto il momento di dedicarsi una vacanza e decide quindi di dirigersi verso il nord del paese, seguendo la strada che da Gangtok conduceva a Kampa Dzong e a Shigatse nel Tibet. A circa 80 km da Gangtok e a un’altezza di 2400 metri, la strada attraversa un villaggio chiamato Lachen che avrà una notevole importanza nelle esperienze relative al misticismo lamaista di Alexandra. Qui, in un umile monastero che domina il villaggio di montanari, Alexandra incontrerà colui che accetterà, qualche anno più tardi, di trasmetterle alcuni insegnamenti tantrici segreti: il suo futuro maestro spirituale Nga-Ouang Rinchen

1 – 8 Giugno 1912 – Primo sguardo sul Tibet Proibito

Mentre Alexandra è a Lachen arriva, all’improvviso, Il Principe Kumar diretto a Gyantze nel Tibet, per visitare suo fratello, e chiede ad Alexandra di accompagnarlo. Prima di partire entrambi risalgono al monastero per la consueta cerimonia in omaggio al passaggio di Kumar. Come tutti gli altri partecipanti anche lei pone le mani nel gesto del mudra poi Sidkeong Tulku si prosterna davanti al Lama, il che vuol dire che si tratta decisamente di qualcuno di importante. Infine la cerimonia termina e tutti e tre, Alexandra, Sidkeong Tulku e Nga-Ouang Rinchen, prendono il thé alla tibetana e si mettono poi a discutere della dottrina e del suo aggiornamento, anzi del suo ritorno alla parola del Buddha.


Il 1 giugno 1912 Alexandra parte da Lachen con Sidkeong Tulku diretta a Tangu. Li accompagna Nga-Ouang Rinchen, in segno di rispetto. Giungerà con loro fino a Tangu poi tornerà indietro. Al momento di lasciarsi, lungo un sentiero, sperduto da qualche parte nel Sikkim, profumato dall’intenso profumo di fiori, il Lama pronuncia poi una frase che colpisce profondamente e onora Alexandra: “E’ per effetto del nostro buon karma, di fortunate circostanze, prodotte da cause lontane e anteriori alle nostre attuali esistenze, che ci siamo ritrovati tutti e tre, insieme, per riflettere insieme e lavorare alla riforma e alla propagazione del buddismo” Poi se ne va e poco dopo se ne va anche Sidkeong Tulku, un po’ a nord di Tangu, proseguendo per il Tibet.


Alexandra non può seguirlo. Il paese è interdetto agli stranieri. Le frontiere tibetane sono proibite agli Occidentali tranne che ai “Residenti” Inglesi, facenti funzioni del governo di Sua Maestà Britannica, solidamente stabilito, oltre che in Tibet, anche nel Sikkim. Il 4 giugno Alexandra raggiunge il Koru La poi il Sepo la più basso già sul versante nord dell’Himalaya. E’ alle porte del Tibet. Dall’altra parte, ai piedi del versante: la tibetana pianura di Kampa Dzong. E’ il primo incontro con il Tibet, per Alexandra, e, a parte il freddo terribile di cui Alexandra crede di morire, ciò le procura una gioia incomparabile aumentata dal mistero che cinge questo territorio.

 

Il sentiero penetrava in una regione dai paesaggi fantastici che precede gli alti valichi. […] a un tratto l’altopiano del Tibet mi apparve immenso, nudo e splendente sotto il cielo luminoso dell’Asia centrale” Niente potrà mai eguagliare per Alexandra questo primo sguardo sul Tibet “Ho attraversato in seguito il paese che si estende dietro le montagne che quel giorno limitavano il mio orizzonte. Ho visto Lhasa, Shigatze, il deserto d’erba con i laghi grandi come mari, il Kham, il paese dei briganti-cavalieri e dei maghi, le foreste inesplorate di Po e le valli incantevoli di Tsarong dove maturano i melograni: niente però ha potuto offuscare nella mia memoria il ricordo di quel primo colpo d’occhio sul Tibet


Poi Alexandra ritorna a Gangtok. L’approfondimento e la vicinanza costante con la filosofia buddista le hanno svelato la natura condizionata di ogni nostro desiderio, emozione, sensazione. L’ambizione, che Alexandra doveva avere in una certa misura avere posseduta, oggi non è che un pallido ricordo, dissolta alla luce della conoscenza interiore. Il primo soggiorno in Sikkim finisce in ottobre visitando i gompa del sud del paese: Podang, Phenzang, Pemionchi, Sangachelli e altri ancora. Da Podang Alexandra compie frequenti escursioni attraverso il paese. Durante una di queste conosce due gomchen del tibet orientale da poco stabilitisi nell’Himalaya. E’ proprio uno di questi lama che le suggerisce di penetrare nel tibet dalla Cina, fatto che ad Alexandra non era mai venuto in mente. Tuttavia non è ancora arrivato per Alexandra il momento del Grande Viaggio.


Alexandra lascia iol Sikkim dirigendosi verso Darjeeling con il rimpianto di non avere potuto oltrepassare la frontiera con il Tibet e quello di lasciare un mondo in cui aveva trovato il suo posto, un mondo che lei giudicava troppo pagano ma che aveva accettato i suoi discorsi sulla dottrina originaria, un mondo, infine, che le aveva offerto momenti indimenticabili. A questa tappa del suo grande viaggio Alexandra aveva attinto il grado d’evoluzione interiore che le permise di fare esperienza del samadhi (lo segnala a più riprese nei suoi carnet). Impregnata di buddismo tibetano e di vita selvaggia il 15 ottobre prende il treno per Calcutta. Il soggiorno in Sikkim è durato sette mesi. Dopo una tappa in Bengala Alexandra ha intenzione di andare nel Nepal.

 

Viaggio in Nepal e pellegrinaggio nei luoghi del

Buddha - 15 ottobre 1912 – 25 novembre 1913

Alla fine del 1912 Alexandra intraprende un viaggio in Nepal per visitare i luoghi originari del Buddha. Di questo viaggio Alexandra lascerà il resoconto nel libro Au coeur de l’Himalaya[1] pubblicato in prima edizione nel 1949. Dopo un soggiorno di tre mesi a Calcutta, tempo necessario per organizzare i suoi spostamenti, Alexandra fa una tappa a Bodhgaya, il luogo dell’illuminazione di Shakyamuni, il luogo dove si trova il bodhi tree, l’albero dell’illuminazione. Il 17 e il 18 novembre Alexandra attraversa Bankipore e Raxaul, situato sulla frontiera tra India e Nepal, e da lì, in baldacchino, nuovo mezzo di trasporto sperimentato da Alexandra, attraverso i colli di Sissagouri e di Chandragiri entra finalmente in Nepal. La salita è stancante e pericolosa. Soprattutto per l’ultimo i portatori fanno molta fatica e Alexandra preferirebbe marciare ma ciò è fuori discussione. Il disonore ricadrebbe su coloro che la stanno attendendo a Katmandu. Dopo tutti questi sforzi, la ricompensa. In cima al colle Alexandra ha una visione soprannaturale: la bellezza totale e assoluta del paesaggio. Alexandra resta immobile, interdetta davanti allo scenario maestoso della barriera ciclopica di montagne che graffiano il cielo blu scuro profondo con i loro picchi neri. Un paesaggio che va ben oltre ogni sua immaginazione. La discesa è pericolosa come la salita poi, infine, la pianura. Una vettura, un landò, è stata inviata per accogliere Alexandra. La viaggiatrice arriva alla sua residenza con dietro, a piedi, i portatori.

21 novembre – 31 dicembre 1912 – Valle di Kathmandu

il 21 novembre 1912 Alexandra arriva a Katmandu e, due giorni dopo il suo arrivo, è ricevuta dal Maharaja, un uomo amabile e elegante. Il Maharaja non è un uomo di culto e Alexandra non trova in lui l’interesse per le cose religiose che aveva trovato in Sidkeong Tulku alias Kumar. Si interessa di spiritismo ma, soprattutto, dell’esercito di cui va fiero. In Nepal Alexandra riporterà la sua attenzione sul brahmanesimo ma qui non ha la libertà di muoversi, libera e senza scorta, come in Sikkim. Aldilà della bellezza dei luoghi, l’igiene in Nepal non esiste e nel paese vihe ancora la schiavitù, che sarà abolita nel 1924, e inoltre, quotidianamente, la popolazione induista pratica sacrifici di animali come galli, cavalli, montoni. Gli esseri umani, e soprattutto le femmine, non sono risparmiate: come in India le vedove devono accompagnare i loro mariti sulla pira funebre. Alexandra è scioccata da tutto questo ma anche profondamente incuriosita perché ciò che le interessa veramente sono le idee. Sono le idee che costruiscono i templi. Le interessa, in una parola, il “paesaggio umano” secondo le sue parole.

Fino al 31 dicembre 1912 Alexandra visita le città e i luoghi famosi della meravigliosa valle di Katmandu, riconosciuta come patrimonio dell'umanità dall'Unesco nel 1979: Patan, conosciuta anche come Lalitpur, l’antica capitale, considerata la più antica e bella tra le città reali nella valle di Kathmandu, la pittoresca Bhadgaon (oggi Bhaktapur) costruita a forma di triangolo ai cui estremi sorgevano tre templi dedicati al dio Ganesh, protettore della città, Bodnath (Bauddha) uno dei luoghi più importanti del buddhismo nepalese, con la famosa, imponente cupola bianca sulla quale sono dipinti gli occhi di Budda, poi Nambouddha (Mam Bouddha) là dove la tradizione situa uno degli episodi più importanti della vita del Buddha, quello dell’offerta in sacrificio del proprio corpo alla tigre affamata. In una delle sue precedenti incarnazioni, il futuro Buddha visse in un periodo dove un’intensa siccità portò carestia sia per gli animali che per gli uomini. Camminando nel bosco, vide una tigre affamata che si apprestava a divorare i suoi piccoli. Preso da compassione per questo animale sofferente, si diresse verso la tigre e le offrì di mangiare il suo corpo. Era il dono supremo.

31 dicembre 1912 – 25 gennaio 1913 verso Lumbini e

Kapilavastu, luoghi natali del Buddha

Lasciando velocemente la leggenda per ritrovare la vera storia del Buddha. Alexandra vuole andare nella regione natale di Shakyamuni, nei luoghi di Lumbini e Kapilavastu, attestati da degli scavi archeologici. Rumindei è il nome moderno di Lumbini, il giardino dove nacque il Buddha, vicino a Kapilavastu, localizzata dagli archeologi sotto il miserabile sito di Tilaura Kot. Non è semplice perché questi luoghi sono situati nella jungla del Téraï nepalese a sud ovest di Butawal. Tuttavia Alexandra, che gode di una grande reputazione presso il maharaja nepalese, ottiene da questi una carovana composta di elefanti, gli animali più adatti a muoversi nella jungla. Il 31 dicembre Alexandra lascia Katmandu e si dirige a Rumindei[2] nome moderno di Lumbini, luogo di nascita del Buddha, dove arriva il 7 gennaio. Dopo un paio di giorni di sosta, per riposarsi, si reca a Kapilavastu, dove regnava il padre di Buddha Suddhodana e dove il Buddha trascorse la sua giovinezza. A Kapilavastu Alexandra rimane quattro giorni. Cerca di rintracciare nel paesaggio, nelle atmosfere, nell’ambiente qualcuna di quelle idee che spinsero Siddharta Gautama a divenire il Buddha, il Risvegliato[3]. Il paesaggio, naturalmente, dopo molti secoli è cambiato ma il padre di Buddha, Suddhodhana, era il principe “ricco in riso”[4] e lì tutto intorno vi sono immense risaie. Si, molte cose sono cambiate dai tempi del Buddha ma la polvere sollevata dalle ruote dei carri che portano il raccolto della mietitura è la stessa, polvere composta di infinite particelle ognuna delle quali contiene infiniti atomi che Buddha chiamò Kalapa, “la 146milionesima parte di una particella di polvere sollevata dalle ruote di un carro in estate[5] spiegando, 2600 anni prima delle scoperte della fisica moderna, la composizione sottile della materia. E ciò che è proprio uguale ad allora è il cielo, il clima e i picchi dell’Himalaya che stanno sullo sfondo del paesaggio. Tutto questo non è mai cambiato da allora ed è così che il Buddha li vide, in una chiara mattina di primavera inoltrata mentre, davanti a lui, brillava il color oro e argento degli aratri e gli uomini riaffermavano la loro unione con la terra per mezzo dell’annuale rito di fertilità guidato da suo padre Suddhodhana.


[1] Alexandra David-Néel, Au cœur des Himalayas. Le Népal, Charles Dessart éditeur, Bruxelles, 1949 (Pygmalion, Paris, 1978)

[2] J’ai quitté Katmandoo le 31 décembre et j’ai constamment voyagé jusqu’a hier, je prends deux jours de repos en restant ici qui est l’endroit où est né le Bouddha” Rumindei 8 gennaio 1912 in Alexandra David-Néel, Journal de voyage, Ibidem

[3] Ce que je souhaitais c’était parcourir ce pays natal du Bouddha, voir dans quel décor avaient éclos les idées qui l’avaient poussé à devenir un Bouddha” Népal Sinamena 19 gennaio 1913 in Alexandra David-Néel, Journal de voyage, Ibidem

[4] “[…] rich enough to give his servants not broken rice […] but white rice and meat” Pankaj Mishra, An end to suffering, The Buddha in the world, Pan Macmillan, 2011

[5] “One forty-six thousandth part of a particle of dust raised by a chariot-wheel in Summer” David Maurice, What is Theravada Buddhism, The Light of Dhamma, Union of Burma Sasana Council, Vol. 1, n.1, November 1952


 

info@alessandrabruni.it Ultimo aggiornamento: 16-04-15